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Foto di Parigi
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Foto di Parigi in Bloomington, MN
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Arrivato a Parigi a quarant'anni, Eugène Atget si è dedicato alla fotografia dopo un paio d'anni e ha raccolto una fantastica serie di immagini della Parigi che stava sparendo. Immagini piene di poesia e di nostalgia. Ci voleva un provinciale per sentire la poesia di quella città in piena trasformazione. Una poesia in bianco e nero. Un atto d'amore disperato. Un canto ultimo. Realizzato da chi non si considerava un artista e scattava foto con puro intento documentario.Eugène Atget praticava la tecnica del dry-plate, "lastra secca", appena introdotta, che permetteva al fotografo di preparare in anticipo lastre di vetro con gelatina di bromuro d'argento, di lasciarle asciugare, e di conservarle per lo scatto per poi svilupparle con comodo. Prima la lastra umida imponeva la preparazione immediatamente prima dello scatto e lo sviluppo immediatamente dopo. Invece Atget poteva aggirarsi per le vie di Parigi con la sua camera a soffietto e il suo carico di lastre asciutte, e aspettare la luce che voleva per scattare le sue foto. La luce di Atget, frutto di una tecnica e di uno spirito. Arte cioè. Come l'invenzione della pittura a olio dei Fiamminghi aveva portato, nel Quattrocento, nuova luce nei dipinti, ora la tecnica della lastra secca permetteva ad Atget di cercare la sua luce. Di lui abbiamo circa diecimila lastre, che gli consentirono una misera vita e che ora sono conservate nei musei.
Arrivato a Parigi a quarant'anni, Eugène Atget si è dedicato alla fotografia dopo un paio d'anni e ha raccolto una fantastica serie di immagini della Parigi che stava sparendo. Immagini piene di poesia e di nostalgia. Ci voleva un provinciale per sentire la poesia di quella città in piena trasformazione. Una poesia in bianco e nero. Un atto d'amore disperato. Un canto ultimo. Realizzato da chi non si considerava un artista e scattava foto con puro intento documentario.Eugène Atget praticava la tecnica del dry-plate, "lastra secca", appena introdotta, che permetteva al fotografo di preparare in anticipo lastre di vetro con gelatina di bromuro d'argento, di lasciarle asciugare, e di conservarle per lo scatto per poi svilupparle con comodo. Prima la lastra umida imponeva la preparazione immediatamente prima dello scatto e lo sviluppo immediatamente dopo. Invece Atget poteva aggirarsi per le vie di Parigi con la sua camera a soffietto e il suo carico di lastre asciutte, e aspettare la luce che voleva per scattare le sue foto. La luce di Atget, frutto di una tecnica e di uno spirito. Arte cioè. Come l'invenzione della pittura a olio dei Fiamminghi aveva portato, nel Quattrocento, nuova luce nei dipinti, ora la tecnica della lastra secca permetteva ad Atget di cercare la sua luce. Di lui abbiamo circa diecimila lastre, che gli consentirono una misera vita e che ora sono conservate nei musei.

















